Pier Luigi Ghidini Dipinti

Bresciano del 1944, Pier Luigi Ghidini vive da anni in Franciacorta, ma lo splendido paesaggio che circonda il suo studio non sembra averlo apparentemente influenzato. In realtà così non è: nelle sue singolari visioni surreali trapela un forte senso “ecologista” e il concetto di Natura risulta in lui preponderante. Lasciando sedimentare le fasi di un’attività quasi quarantennale, che dalle origini postimpressioniste è passata attraverso esperienze “metafisiche”, neo-cubiste e surrealiste, nell’ultimo triennio Ghidini è approdato ad un’originale maniera in cui convivono questi stilemi, ma come “prosciugati” e reinterpretati da una sintesi estrema. Anzitutto ciò avviene grazie ai compositi mezzi tecnici, che alternano gli ormai tradizionali colori acrilici (su tela e su tavola) con una sorta di affresco, realizzato con sabbie e collanti che non si alterano, assieme ad una preparazione con gesso, la quale suggerisce fortemente l’impressione di un muro scrostato.

Imprevedibile, inquieto, perennemente insoddisfatto, Ghidini costruisce il suo mondo estetico (e il suo messaggio etico) usando una serie di elementi iconografici peculiari, che diventano riconoscibilissimi simboli. Anzitutto, la “permutazione”, ovvero il filo telefonico bicolore, che appare come una sorta di perturbante elemento tecnologico, una piccola minaccia che disturba l’equilibrio secolare della Natura. Quindi la pera verde, ossia acerba, in cui la circostanza che il frutto non sia ancora maturato fa sperare che esso possa salvarsi dall’inquinamento. All’interno di grandi pere, viste come emblema delle perfette forme naturali, quasi come l’uovo di pierfranceschiana memoria, s’intravvedono lillipuziani paesaggi racchiusi entro un contorno, una sagoma periforme. E, poi, fiori dai gambi “discendenti” (papaveri, bucaneve, anemoni, girasoli), marmitte fumanti, farfalle e pesci stilizzati in modo primitivistico, quasi come nelle pitture rupestri. Infine, dovunque compare l’occhio del pittore: una sineddoche che diviene ironico autoritratto.

Per delineare il suo singolare mondo espressivo, un po’ botanica dell’immaginazione, un po’ S.O.S. ecologico, Ghidini si serve di una tavolozza impeccabilmente giocata su toni bleu, verdi, gialli, grigi, di un segno “cloisonnè” e di una memoria colta, che evoca Man Ray, Picasso, Corneille, Buffet, Kandinsky, Klee, Mirò, Alberto Martini. Tutto questo assieme al ricordo di gite al mare, sui colli lombardi, al lago di Garda, sulle montagne del Trentino: paesaggi sospesi, ritagliati, reimpostati prospetticamente e sovrastati talora da un poetico quanto bizzarro “bestiario”. Ghidini li percorre con i piedi tronchi (altro simbolo ricorrente): viaggi onirici che diventano “possibili” solo per chi osserva con attenzione i suoi intriganti dipinti.

Lucio Scardino
Ferrara, Dicembre 2000

Pier Luigi Ghidini é nato a Brescia nel 1944 e dipinge dal 1960. Vive e lavora a Cellatica, Brescia.
Se volete contattarlo potete scrivere al seguente indirizzo:

Pier Luigi Ghidini
Via Villa Folonari, 15
25060 Cellatica (Brescia)
Tel: +39 030 27 72 246
Email:plg@pierluigighidini.it

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